giochi di Potere dietro Bankitalia

martedì 4 febbraio 2014. Magistrato di Pescara denuncia la truffa del debito pubblico!
12:17 | Pubblicato da admin | Il dr. Gennaro Varone, magistrato della Procura di Pescara, contro l'austerity e la truffa del debito pubblico: Ci è pervenuto in questi giorni l'articolo di un magistrato della Procura di Pescara che illustra la truffa del Debito Pubblico generata dall'Eurosistema e dai trattati europei che hanno istituito il S.E.B.C. Ovviamente , in un articolo di poche righe non poteva illustrare tutto il quadro della problematica giuridica ma in maniera semplice e con grande capacità di sintesi ha rotto il muro di silenzio e l'alone di cecità che aleggia nella magistratura, sopratutto Costituzionale, sull'incostituzionalità dei Trattati Europei che lo stesso Auriti ed il dott.Tarquini denunciarono decenni prima della loro ratifica. Che cosa è, realmente, questo Debito Pubblico? Supponiamo lo Stato debba costruire un ospedale. Senza ospedali, si muore. Il Governo di uno Stato dell'Eurozona, se vuole denaro, per pagarsi l'ospedale, deve chiederlo in prestito alle banche private. Per chi avesse curiosità lo stabilisce l'articolo 21 dello Statuto del Sistema Europeo Banche Centrali. Per ottenere quel prestito deve emettere “cambiali”: si chiamano Titoli di Debito Pubblico, o Buoni Pluriennali del Tesoro. Alla scadenza, lo Stato restituirà capitale ed interessi: nessuno presta “per senza niente”.(...)  Dopo il Proc. generale di Corte d'Appello de L'Aquila, il dott. Bruno Tarquini, che all'apertura degli anni giudiziari del 1995 e 1997 denunciò la truffa dell'emissione monetaria a debito ( si badi bene che eravamo ancora con le lire ) e del Tasso Ufficiale di Sconto come madre di tutte le usure, un altro magistrato di nuova generazione si pone gli stessi interrogativi sull'inestinguibile debito pubblico e ne individua giuridicamente le cause proprio nel sistema di emissione monetaria e nei trattati di funzionamento dell'Eurosistema. Di seguito riportiamo alcuni passaggi salienti dell'articolo del dott. Gennaro Varone, il quale si è reso disponibile ad esporre dettagliatamente la problematica in convegni e seminari pubblici. " DEBITO PUBBLICO (?)Supponiamo il Governo, quindi, emetta cambiali per 50 milioni di euro. Una Banca Privata offre 49 milioni e si aggiudica i Bpt. Il Governo ha ottenuto 49 milioni di euro; dovrà restituirne 50 alla scadenza; dunque, pagherà un milione di euro di interessi. Il Governo con quei 49 milioni di euro costruisce il suo ospedale, anzi il nostro ospedale. E quel denaro dovrebbe diventare reddito del costruttore; e reddito dei suoi dipendenti, che lo utilizzeranno presso commercianti; i quali, a loro volta, faranno altri investimenti. Dunque, lo Stato, ora, ha un debito di 50 milioni di euro; ma questo debito è diventato un investimento; la ricchezza reale è aumentata: dove c'erano terra e sassi, c'è una struttura che eroga benessere; i 49 milioni pagati al costruttore hanno alimentato una potente spinta all'economia e un corrispondente aumento di ricchezza reale nel paese, dalla nostra laboriosità e capacità produttiva. IL PAREGGIO DI BILANCIO, E veniamo alle tasse. È mai possibile che lo Stato recuperi, in tasse, tutti i 49 milioni di euro che ha speso? Se lo facesse, andrebbe in pareggio perfetto: "Ho speso 49 milioni di euro, mi riprendo 49 milioni di euro, sono in pari”. Ma se lo Stato se li riprendesse tutti, a noi cittadini, di quei 49 milioni di euro, che cosa resterebbe? Nulla. Eppure, per il pareggio di bilancio, è questo che lo Stato deve fare. Sembra assurdo? Eppure è proprio questo che, per restare nella moneta unica lo Stato, deve fare: in base all'articolo 104 del trattato di Maastricht e in base al Regolamento del Consiglio d'Europa 1466 del 1997. Ed è questa la causa della crisi economica. Questa.Se lo Stato ci dà un reddito e, poi ce lo toglie tutto, a noi che rimane? Nulla. Siamo tutti poveri. E se ci rimane nulla, ciò significa che non possiamo comprare nulla con quei 49 milioni di euro. Lo chiamano anche Patto di stabilità. Si: perché, dal momento che dovrebbe riprenderseli, lo Stato dice: "Sai che c'è? Non ti pago! Ma le tasse, quelle le voglio …". Tuttavia, le imprese che hanno lavorato e non vengono pagate, falliscono, licenziano, riducono i salari … Tutto questo, ci ricorda qualcosa? Questa è la principale causa della crisi che attanaglia l'Eurozona, ormai da molti anni: il pareggio di bilancio. È il tasto “pausa” sulla crescita economica; è la camicia di forza imposta alla capacità produttiva dei paesi aderenti. È il motivo della crisi (inutile illudersi: così dalla crisi non si esce); è lo strumento con il quale la crisi è stata deliberatamente prodotta. TASSE E INDEBITAMENTO. Torniamo alle tasse. Supponiamo che lo Stato voglia tassare (per andare in pari) al 100%: in questo modo, si riprende tutti i 49 milioni di euro. È (quasi) in pari. "Ce lo chiede l'Europa"... E noi? Be', noi, avendo restituito tutti i 49 milioni, per vivere abbiamo una sola possibilità: chiedere noi denaro in prestito alle Banche (mutui, finanziamenti). Cioè dobbiamo indebitarci noi.
Se non si indebita lo Stato, con il debito pubblico, dobbiamo indebitarci, singolarmente, noi. Si chiama debito privato. Bene, la possiamo mettere come vogliamo; ma, nel sistema attuale, il denaro è sempre un debito. Non sarà sfuggito al lettore attento che, se pure lo Stato dovesse tassare al 100% e riprendersi, dunque, tutti i 49 milioni di euro, gli mancherebbe, pur sempre, un milione di euro da restituire. Da dove lo prende?
Se riflettiamo che il milione mancante è … denaro, sappiamo, ormai, che, per produrre quel milione mancante, le cose sono due: o si indebita lo Stato, “creando” un milione nuovo di euro, con l'emissione di Titoli del Debito Pubblico; o … ci indebitiamo noi, chiedendolo in prestito alle banche. Per la semplice ragione che nessuno può guadagnare il denaro che … non c'è, il debito può soltanto … aumentare.
Uno Stato che ha abdicato al potere di spesa; uno Stato che, per pagare gli interessi, deve indebitarsi sempre di più e, dunque, spendere sempre meno, come potrà costruire tutte le scuole di cui ha bisogno, tutti gli ospedali di cui necessita? Come potrà venire incontro ai bisogni dei propri cittadini? Come potrà la Repubblica rimuovere gli ostacoli alla piena eguaglianza, così come prescritto dall'articolo 3 comma 2 della nostra Costituzione, se abbiamo stabilito che sarà la Banca Centrale Europea a decidere quanto denaro potrà essere messo in circolazione?
Davvero il patto di stabilità dei prezzi è più importante della tutela della nostra dignità di uomini e donne lavoratori e lavoratrici, della nostra salute, della nostra istruzione, di tutto ciò che ci serve per una esistenza libera e dignitosa?  " ( Dott. Gennaro Varone - sost. proc. della Repubblica ) Per leggere l'articolo completo andate sul sito de "IL CENTRO-Quotidiano d'Abruzzo" al seguente link:http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2014/01/16/news/la-requisitoria-contro-il-rigore-del-pm-varone-1.8483622

Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri - Ezra Pound
 Proprietà popolare della moneta: unica via. Scritto da Fabrizio Fiorini. Postato in Notizie
  La bomba atomica possiede una caratteristica che – se non si trattasse di un formidabile strumento di distruzione – potremmo definire meravigliosa. E’infatti da una reazione che avviene nell’infinitamente piccolo (la rottura del nucleo dell’atomo) che si sprigiona una forza infinitamente grande, quella dell’arma dal più devastante effetto distruttore che la scienza sia mai riuscita a concepire.
  La tesi della Sovranità Popolare della Moneta enunciata dal professor Giacinto Auriti si dipana seguendo un medesimo schema, andando tuttavia in direzione della Vita anziché essere, come il formidabile ordigno, latrice di morte e distruzione.
  Anche l’esposizione auritiana, infatti, scaturisce da un principio elementare, lineare,che si offre a un’immediata comprensione. Ma che al pari dell’esplosione atomica genera, dall’ “infinitamente piccolo”, conseguenze di portata tale da poter cambiare la storia dell’intera umanità come mai è verosimilmente avvenuto nel corso dei millenni.  La teoria di Giacinto Auriti è la radicale messa in discussione di tutto quanto fino ad oggi è stato dato per scontato; sarebbe, ove applicata, la più grande rivoluzione che il genere umano potrebbe mai ricordare.
  Si tratta, in sintesi, di mettere in discussione tutto quanto oggi viene dato per scontato in quanto a emissione monetaria. Il sistema attuale, che ha pesantemente condizionato la vita di popoli e nazioni asservendoli all’arbitrio delle Banche, si fonda sull’indebitamento generato dall’appropriazione fraudolenta, da parte degli Istituti di emissione, del denaro. Denaro che viene prestato a interesse agli Stati, ai cittadini, i quali, per poter “tener testa” a un debito pubblico prevalentemente costituito dagli interessi su questo debito, sono costretti a sacrificare una parte del loro “circolante”, della loro “liquidità”: con le tasse, coi balzelli, con imposizioni fiscali e contributive che ci costringono all’indigenza.
  Sono dati verificabili con semplicità, è sufficiente consultare i rapporti periodici della Ragioneria generale dello Stato.
La tesi giuridica di Giacinto Auriti ci indica la strada della liberazione da questo circolo vizioso: la proprietà popolare della moneta all’atto dell’emissione. Il libero utilizzo del mezzo monetario, il vero, autentico “reddito di cittadinanza”. Al di là, al di sopra e contro le strampalate teorie sulla“sovranità monetaria” grazie alle quali dovremmo percepire una qualche elemosina dagli istituti previdenziali dello Stato.
  Non è una teoria economica. E’ una dottrina giuridica, una tesi filosofica. E’ la consapevolezza di non necessitare di chiedere denaro in prestito (a interesse) per scambiare i beni (materiali e intellettuali) che noi produciamo. La consapevolezza di poter disporre liberamente e sovranamente del mezzo con cui misurare questo valore.
  E’ questa l’unica via per uscire dalla crisi. Il professor Giacinto Auriti lo disse già molti anni or sono: “pagare un debito di moneta con altra moneta emessa a debito è impossibile; a lungo andare si pagherà con i propri beni, o con il proprio lavoro non retribuito: quindi, con la schiavitù”.

 Capire il Valore del Diritto per non essere strumentalizzati dallo "strumento monetario"
Scritto da Redazione. Postato in Notizie. tratto da ” IL VALORE DEL DIRITTO” di Giacinto Auriti
( acquista il testo accademico qui: http://www.giacintoauriti.eu/l-angolo-del-libro/product/view/1/4.html )
1. Il diritto come strumento. Il diritto è uno strumento perché è il risultato di una attività creatrice dello spirito. Ogni attività umana è naturalmente e normalmente volta al soddisfacimento di un’esigenza. Ecco perché il diritto è un fenomeno strettamente attinente all’attività pratica della vita sociale. Poiché “strumento” significa oggetto che ha valore, non è possibile definire il diritto se non si precisa lo stesso concetto di valore. Il valore è un rapporto tra fasi di tempo. Così, ad esempio, possiamo dire che una penna ha valore perché prevediamo lo scrivere. Quindi il valore è il rapporto necessario e funzionale (rispetto al conseguimento dello scopo edonistico) tra il momento della previsione e il momento previsto. Nella prima fase il valore è il giudizio di strumentalità che attiene all’oggetto; nella seconda fase il valore si realizza nel momento edonistico che attiene al soggetto. 2. La forma come elemento essenziale dello strumento giuridico
Una volta evidenziato che la realtà spirituale del diritto è un rapporto tra fasi di tempo, va messo in rilievo che la intersoggettività del tempo è resa possibile dalla forma del diritto. Le forme caratteristiche del diritto sono: la parola, il comportamento concludente, la pubblicità; ma vi possono essere anche altre forme, ad es.: la luce dei semafori o l’asfalto delle strisce pedonali: tutte manifestazioni di un dover esser giuridico.
Possiamo quindi affermare che lo strumento del diritto è costituito da due elementi:
spazio e tempo. SPAZIO che è la materia con cui si manifesta, TEMPO(intersoggettivo) in cui si realizza la realtà spirituale della previsione normativa.
3. Il diritto sociale, Nel considerare la strumentalità del diritto occorre mettere in rilievo che esso è un bene con utilità condizionata dalla disponibilità di un altro bene: “il bene oggetto del diritto”. Posto infatti che il diritto si realizza praticamente nella somma di due valori: tutela giuridica di un interesse ed interesse giuridicamente tutelato, va da sé che, venendo meno il contenuto economico del diritto, viene meno la sua stessa utilità. Su queste premesse si può comprendere cosa sia il c.d. “diritto sociale”, in cui scopo della norma non è solamente quello formale di consentire la tutela giuridica, ma anche quello di attribuire al titolare il contenuto
economico del diritto.
4. Implicazioni delle scelte filosofiche sulla scienza del diritto
due sono i fondamentali orientamenti filosofici che definiscono in modo antitetico la realtà fenomenica e la sua conoscenza: monismo e dualismo.
Secondo lo schema del dualismo filosofico, l’oggetto è una entità autonoma dal soggetto.
Secondo la scelta del monismo hegeliano, la realtà è invece coincidente con l’idea della realtà: scompare qui la distinzione fra soggetto e oggetto, in quanto, l’”io” riduce la realtà all’idea della realtà. Di qui il termine di “idealismo” . A nostro avviso ci si accorge invece dell’insufficienza dell’idealismo hegeliano.
Quando, infatti, si fa coincidere l’oggetto col soggetto si ha la deformazione del giudizio di valore, perché scompare la distinzione tra momento strumentale, che attiene all’oggetto, e momento edonistico, che attiene al soggetto.
Si cade così nell’equivoco di “personificare lo strumento”, perché lo si immagina capace di partecipare al momento edonistico  del valore, ossia al godimento personale dello strumento.
Si è realizzata su queste premesse nella struttura della società, una forma di cosiddetta piramide rovesciata.
5. Società organica e soggettività strumentale. La c. d. piramide rovesciata
E’ ovvio che non può parlarsi di piramide rovesciata se non si ha la preliminare definizione della piramide dritta.
I sociologi normalmente intendono per tale la c.d. società organica, in cui l’organo agisce in nome e per conto proprio ed altrui.
Con l’aforisma delle membra ribellatesi allo stomaco con danno di tutto il corpo, si sottolinea la circostanza che l’organo produce l’utilità tipica della sua attività funzionale, di cui godono pariteticamente tutte le membra. Su tale premessa il concetto di società risulta dal collegamento circolare delle seguenti definizioni
Posto che: a) l’organo consiste nelle persone fisiche che esercitano la funzione;
b) funzione è l’attività posta in essere dall’organo per servire la collettività di soci;
c) rapporto organico è quello per cui l’organo agisce in nome e per conto proprio ed altrui; la società consisterà nelle persone fisiche-legate dal rapporto organico.
Secondo la tradizione romano-cristiana Societas sunt homines qui ibi sunt è la realistica e vivace espressione della scuola dei glossatori,contrapposta a questa definizione sta la società retta sul concetto di “piramide rovesciata” che ha il suo fondamento e presupposto logico nella società-soggettività strumentale espressa con le piú varie definizioni.
Poiché infatti non è concepibile uno strumento senza chi lo adoperi, la società strumentale, presuppone un’altra società con contenuto umano: la società strumentalizzante. Su queste premesse ci si spiega come alcuni fenomeni si siano manifestati contestualmente e come non a caso si siano verificate delle vere e proprie coincidenze storiche: stato costituzionale e massoneria, classe dominante e stato socialista, società anonima o multinazionale e sindacato di maggioranza degli azionisti, partito politico e corrente di partito, ecc.
E ciò perché la massoneria è la società strumentalizzante lo stato costituzionale, la classe dominante è la società strumentalizzante lo stato socialista, il sindacato di maggioranza degli azionisti è la società strumentalizzante la società anonima o la multinazionale, la corrente è la società strumentalizzante il partito politico.
Per soggettività strumentale deve intendersi quella che nell’ordine gerarchico pone al primo posto lo strumento e al secondo posto la persona umana. La soggettività strumentale, ovverosia la personificazione dello strumento si verifica tutte le volte che la società è retta sullo strumento primario e personificato della norma: lo statuto sociale. Posta la distinzione tra società strumentalizzante e strumentale, ne discende quella di società strumentalizzata,che è la collettività dei soci. E la proprietà, che è apparentemente delle società strumentali, diventa sostanzialmente delle società strumentalizzanti perché queste hanno tutti i poteri di cui si costituisce il diritto di proprietà. Ciò avviene nello stato socialista, in cui la proprietà di stato è sostanzialmente proprietà dei governanti; nello stato di diritto, in cui il dominio dello Stato è delle logge massoniche; nella società anonima in cui il complesso dei poteri costituenti il diritto di proprietà è del sindacato di maggioranza degli azionisti. L’aspetto piú pericoloso di questa patologia sociale sta nel fatto che ad essa corrisponde un sovvertimento dell’etica stessa della società. La scienza del diritto deve acquistare consapevolezza del fatto che non è possibile godere dei beni per rappresentanza. Si può essere rappresentati in un negozio o in un atto giuridico, o nella amministrazione della proprietà, ma non si può essere rappresentati nella “qualità” di proprietari, perché il momento edonistico, di soddisfacimento, è un fatto attinente esclusivamente alla persona umana. L’equivoco della soggettività strumentale, sorto tradizionalmente nella sovranità monetaria, oggi è stato esteso anche alle altre strutture sociali in una vera e propria forma epidemica di malattia culturale. Dire “strumento personificato” o “soggettività strumentale” è come dire che uno strumento possa essere capace di godere di un bene. Con questa strategia culturale le società strumentalizzanti si sono impadronite della volontà e della voce dei popoli. Siamo convinti che una scelta culturale è valida solo se nelle conclusioni coincide con il buon senso. Merita di governare un popolo solo chi lo ama, perché solo chi ama è disposto a servire. Solo chi non ama è disposto a servirsi anziché servire. Nella società strumentale con l’inversione dell’ordine gerarchico tra strumento normativo e persona umana si verifica l’inversione tra mezzo e fine e quindi il rovesciamento della piramide sociale, perché chi produce l’utilità è la collettività, chi ne gode è l’organo. L’individuo perde così la sua stessa capacità ad essere “soggetto di diritto” in quanto incapace di godere dell’utilità degli strumenti giuridici. Nel 1964, Guido Calogero, noto pubblicista e politologo, ebbe a dire: “La democrazia è il massimo della garanzia della ‘eticità’ della legge perché commisurata al livello morale di ogni generazione in quanto espressione della volontà della maggioranza”.Se avessimo immaginato una società di dieci cannibali, di cui nove fossero magri e uno grasso, e se i nove cannibali magri avessero democraticamente stabilito con una legge di mangiare il decimo cannibale grasso, dal punto di vista democratico la legge doveva considerarsi “giusta”; e se il decimo cannibale si fosse ribellato per non essere mangiato, di cosa lo si doveva accusare? Sentiamo il bisogno di fare queste precisazioni, perché un malinteso senso della democrazia, intesa come mero principio maggioritario, può deviare i giudizi di valore sui falsi binari della irrazionalità. Tutt’al piú il principio maggioritario può essere accettato come mera norma procedurale e strumentale, ma non  come parametro capace di determina re le scelte etiche. Quando si riduce l’etica a derivato dell’economia, non si può ammettere altro sacrificio che il sacrificio economico, spacciato sotto la parvenza di sacrificio etico.  Ed allora tutto ciò diventa una nuova religione, una religione impazzita. La religione del VITELLO D’ORO.

Ecco i giochi di Potere dietro Bankitalia a discapito della Sovranità di Stato
Scritto da Redazione. Postato in Notizie
 Che manovre ci sono attorno alla banca d’Italia e che danni subirà lo Stato Italiano ?
Questa è la ricostruzione di ciò che è avvenuto negli ultimi anni e dalla quale si evince la brusca accelerata alle riforme finanziarie e monetarie ed agli assetti sociali di Banca d'Italia imposti dalla BCE e dal SEBC in base ai loro Statuti che sono stati ratificati con i Trattati di Maastricht e Lisbona dai nostri politici e "tecnici". Come noterete, il problema non è ECONOMICO ma è GIURIDICO perchè è con la LEGGE che hanno potuto espropriarci dei nostri "valori monetari" e dei nostri "mezzi di produzione" che creano VALORE.
- Nel 2004 l’allora ministro Tremonti preparò la bozza di quella che sarebbe divenuta la L.262/05.
( http://www.camera.it/parlam/leggi/05262l.htm )
Nella bozza si prevedeva la ridefinizione delle quote private della Banca d’Italia e fu previsto che tali quote private andassero allo Stato tramite i suoi Enti e le sue Aziende partecipate a maggioranza, come previsto all’Art. 3 dello Statuto della Banca d’Italia ( prima della sua modifica ). Il governo italiano ,infatti, si accorse che i partecipanti al capitale di Banca d’Italia erano per il 95% istituti di credito privati e non pubblici.
Inoltre, il Ministro Tremonti prevedeva nella bozza della L.262/05 la trasparenza del’operato della Banca d’Italia.
- La BCE rispose che tale passaggio di quote in mano pubblica avrebbe potuto esserci ma ricordò al governo italiano che il Trattato UE all’Art.108 ( ex Art.107 di Maastricht ) sancisce la piena autonomia ed indipendenza del Sistema Bancario Centrale Europeo di cui fa parte la Banca d’Italia e, pertanto, pur avendo la proprietà pubblica della Banca d’Italia il governo non poteva comunque prendere decisioni di politica monetaria anche se  l’Art. 3 dello Statuto della banca centrale italiana , scritto nel 1936, prevedeva che la maggioranza delle azioni fossero pubbliche. Inoltre, la BCE invitava il governo a modificare tale Art.3 dello Statuto della Banca d’Italia aggiornandolo alla effettiva composizione societaria della stessa.
Nella stessa risposta, la BCE puntualizzava che lo Statuto del S.E.B.C. prevede il segreto sulle operazioni di politica monetaria e finanziaria delle banche centrali. ( rif. Parere CON/2005/34 ) http://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_con_2005_34_f_sign.pdf
- Nel 2005 uscì la pubblicazione dell'azionariato delle quote di Banca d'Italia e si scoprì che lo Stato Italiano partecipava soltanto con il 5% delle quote detenute dall'INPS e non con la maggioranza di azioni confermando ai cittadini italiani i dati specifici di ciò che Tremonti lasciava intendere nel suo tentativo di statalizzazione della Banca d’Italia. (http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf )
- In questo modo si scoprì che questa minima quota partecipativa del 5%  era in contrasto con l'Art. 3 dello Statuto di Banca d'Italia  perché ,nel 1992 , la riforma bancaria della Legge Amato-Ciampi (. http://www.fondazionecariplo.it/static/upload/3_f/3_fondnp22.pdf)  aveva sancito che anche soggetti privati (s.p.a. quindi) possono assumere il significato giuridico di “Pubblico” se perseguono fini di interesse pubblico deformando, in questo modo, il concetto giuridico di “proprietà pubblica” delle quote della Banca d’Italia
- Precedentemente, fu intentata causa per risarcimento ,ai cittadini italiani ,di  rendita monetaria detenuta dagli azionisti privati di Banca d'Italia fino al 2005. Il Giudice di Pace di Lecce ,secondo perizie tecniche effettuate dall’associazione di consumatori Adusbef e da avvocati che si basarono sui principi giuridici della proprietà della moneta enunciati anni prima da Auriti, sentenziò che tale risarcimento corrispondeva a circa 5 miliardi di euro che, ripartiti per ogni cittadino, costituivano un dividendo di risarcimento pari ad 87 euro a cittadino.  (Non essendo superiore ai 1.100 euro il risarcimento si poteva chiedere al Giudice di Pace ). (Sentenza N.2978/05 del Tribunale di Lecce) http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=3503&Ricerca=signoraggio
- Purtroppo, non si poterono considerare i calcoli a ritroso di oltre 10 anni dal 2005 per prescrizione e quindi non si potè far riconoscere il risarcimento per gli anni antecedenti al 1995 altrimenti la cifra sarebbe stata notevolmente superiore ai 5 miliardi.
- La sentenza mise in evidenza il contrasto tra l'effettivo azionariato della Banca d'Italia e l'Art.3 del suo Statuto  oltre ai relativi benefici ottenuti dai partecipanti privati a danno dei cittadini italiani
- La sentenza fu impugnata dalla Banca d'Italia che si rivolse alla Cassazione
- Il 22-6-2006 la Cassazione annullò la sentenza del Giudice di Pace di Lecce con la motivazione che la magistratura non può ingerirsi nelle decisioni di natura politica  quali gli  accordi tra Stati come è il Trattato Europeo che istituisce la BCE ed il SEBC e, pertanto, il Giudice di Pace di Lecce non poteva giudicare non avendone competenza giurisdizionale. Di questa sentenza si fregia la Banca d’Italia sul suo sito
 ( Sentenza Cassazione R.G.N. 28989/05.) http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf
- Al di là della cifra irrisoria del risarcimento di 87 euro, quella sentenza di Lecce avrebbe creato un precedente mettendo in discussione tutto il sistema monetario europeo e la proprietà dell'euro ed ha messo in luce l'enorme rendita monetaria di cui si sono appropriati gli azionisti privati di Banca d'Italia e BCE ( altro che quel piccolo 5% riconosciuto allo Stato tramite INPS ) vìolando lo stesso Art. 3 dello Statuto.
- Il 12 dicembre 2006 ( dopo 6 mesi dalla sentenza di Cassazione ) il Presidente Napolitano, e con le firme di Prodi e Padoa Schioppa, emana il D.P.R. del 12-12-2006 pubblicato su Gazzetta Ufficiale N. 291 del 15 Dicembre 2006, col quale si ratifica la modifica dello Statuto della Banca d'Italia sanando il contrasto dello Statuto con l’avvenuta privatizzazione e della definitiva perdita di sovranità nazionale che, a scanso di equivoci giuridici eventualmente risultanti dalla presenza della dicitura “Enti pubblici o società a partecipazione statale con maggioranza pubblica”, viene definitivamente concessa in favore di azionisti privati. (http://latribuna.corriere.it/dynuni/dyn/allegati/Provvedimenti_news/2006/dicembre/DPR%2012%20dicembre%202006.pdf )
( l'immagine della modifica dello statuto è stata ripresa da  http://www.signoraggio.com/signoraggio_modificaallostatuto.html )
- in conseguenza alla ratifica della “sanatoria” avvenuta col DPR 12.12.2006 e la L. 218/90 , il governo italiano emana nel 2011 il D.Lgs n.34 del 31-3-2011 , tramutato in Legge, che prevede all’Art. 7 l’acquisizione della maggioranza di azioni delle aziende di interesse nazionale come Eni, Finmeccanica, Fincantieri, Telecom, ecc . da parte della Cassa Depositi e Prestiti s.p.a. con la scusa di preservare speculazioni estere sulle maggiori aziende italiane che producono la gran parte del P.I.L. e poter partecipare con esse all’azionariato di Banca d’Italia con relativi benefici di rendita monetaria con le quali attuare politiche sociali senza emettere ulteriori titoli di debito pubblico.  Come faceva un tempo la FIAT, privata, prima dell’avvento della BCE.  http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2011/20110122/11A07224.htm
- Nel frattempo gli azionisti privati (95%) di Banca d’Italia , stanno rivalutando il valore delle proprie quote. Il Ministro Tremonti avrebbe voluto pagargli soltanto il capitale sociale di 156.000 euro visto che tutti i proventi dell’attività finanziaria della Banca d’Italia derivano dall’indebitamento pubblico e privato dello Stato. Si aprì una diatriba. La Banca d’Italia ha commissionato l’analisi del valore delle quote ed oggi pretenderebbe 7 miliardi ( altro che 156.00 euro ). Inoltre, il decreto sulla rimodulazione delle quote prevede che nessun azionista possa superare il 5% di quote detenute evitando così che qualche investitore finanziario  estero possa controllare il sindacato di maggioranza. Ma tale limite non consentirebbe neanche allo Stato di poter acquisire quote superiori.
- Questa rivalutazione è basata soltanto su un valore scritturale senza alcun fondamento di liquidità e di reale corrispettivo monetario visto che gli utili della Banca d’Italia e le sue riserve sono “intoccabili” per non compromettere il sistema monetario internazionale e le stanze di compensazione bancaria.  Inoltre imporrebbe sia allo Stato e sia ad aziende bancarie private o aziende partecipate a maggioranza dallo Stato ( eventualmente acquisite con Cassa Depositi e Prestiti) di pagare le quote alle attuali banche azioniste di Banca d’Italia in proporzione al nuovo valore di 7 miliardi .  Per non parlare del fatto che i vari Istituti di Credito “italiani” potranno mettere nelle poste attive di bilancio il valore creato dai “savi” di Visco, resistendo quindi allo stress-test che Draghi imporrà a tutte le banche d’Europa. Un vero e proprio artifizio, una magia, una creazione di valore monetario dal nulla ad opera del sistema finanziario. Oltre al danno ..la beffa.
- Purtroppo, la nuova Legge di stabilità ha previsto che lo Stato rinunci alle ultime quote possedute nelle maggiori aziende di interesse nazionale e le venda ricavando circa 12 miliardi con i quali restituire interessi sul debito dei titoli emessi nei confronti degli stessi azionisti privati della Banca d’Italia ritrovandosi senza più patrimoni e garanzie con i quali garantire future emissioni di titoli per ottenere denaro ( con questo sistema monetario ).
( rif. http://www.ilsole24ore.com/art//2013-11-21/rivalutazione-bankitalia-via-ora-tetto-gli-azionisti-5percento-064302.shtml?uuid=ABc5mbe&fromSearch )
 [ leggi anche " Quanto vale Bankitalia " : http://www.giacintoauriti.eu/notizie/27-quanto-vale-bankitalia-dalla-rivalutazione-l%E2%80%99ultimo-regalo-alle-banche.html ]